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Accettare il caos


Le persone fanno fatica ad accettare l'elusività di una realtà estremamente complessa, globalizzata e interconnessa, dove un evento apparentemente minore che ha luogo in un oscuro punto del mappamondo possa stravolgere le loro comode vite a migliaia di chilometri di distanza.
Tendono quindi a prediligere spiegazioni che sono al contempo semplici da comprendere e affascinanti da seguire. Un po' come la trama di un blockbuster hollywoodiano, quando invece il modello cinefilo simbolicamente più adatto sarebbe quello dei drammi esistenziali da cinema d'essai.
Le più tipiche tra queste spiegazioni contemplano piani di controllo delle masse monolitici, operati da un piccolo gruppetto di individui super potenti, tutti d'accordo tra loro, per fottere noi miliardi di poveri pedoni.
La realtà ovviamente è più simile ad un groviglio caotico, in cui si intrecciano numerosi schemi di controllo, potentati, mandarinati, eventi casuali, opportunismo, intuizioni, visioni, errori, colpi di culo, rapporti di forza. È un po' la traslazione su un livello globale di ciò che ci accade quotidianamente nelle nostre piccole e insignificanti vite. Siamo noi stessi dei minuti nodi di un grafo estremamente complesso, lo constatiamo di persona ogni singolo giorno: come possiamo pensare che l'intero mondo sia invece semplificabile con una narrativa da cartone animato giapponese?
Più riesci ad accettare, comprendere e gestire il caos, più resti coi piedi ancorati a terra e hai possibilità di rimanere a galla. Seguendo le teorie del piano supremo ti perdi invece in una realtà virtuale-parallela che può facilmente tramutarsi in un vero e proprio manicomio.
Il mio consiglio: stanne fuori. Meglio confusi che impazziti.

Disegno sinistro - parte quinta: la traslazione


Trovate le altre puntate della saga "Disegno sinistro" seguendo questo link.

Ma poi notate: le polarizzazioni che funzionano meglio nel contesto della "matrix" sono proprio quelle "traslate".
Gli esempi sono i soliti. Ci sono due popoli che combattono una guerra vera, a migliaia di chilometri da qui. E parallelamente da noi si sviluppano due fazioni, per l'appunto "traslate", che simulano un conflitto le cui radici, motivazioni e ideali appartengono a ecosistemi totalmente estranei al nostro e per ciò difficilmente comprensibili nei loro più minuti dettagli culturali e anfratti antropologici. Questi sono gli elementi della contesa più reconditi e ancestrali, e proprio per questo i più fondamentali. Tale inafferrabilità è la ragione per cui tutta la questione viene semplificata in maniera banale, patetica e tristemente ridicola.
Lo stesso succede per altre questioni, traslate su dimensioni diverse da quella spaziale: fascismo e antifascismo sulla dimensione temporale, virus e vaccini su quella scientifica, capitalismo e comunismo su quella economica.
Ciò che rende queste polarizzazioni efficaci è proprio l'elusività dei temi, lontanissimi dagli ambiti concreti della vita delle persone che vi abboccano, e quindi persistenti in quanto non direttamente verificabili.
Il motto ormai è noto: "Lascia che i polli si azzuffino su questioni traslate. Sarà poi facile fotterli nel loro contesto più intimo."

Grigia periferia


Grigia periferia
Lampade al neon
Pioggia fine
Gelido vento
Pozzanghere untuose
Vetri appannati
Cartoni bagnati
Suole zuppe
Passi svelti
Cicche ciacche
Alito umido
Naso chiuso
Corvi in posa
Blatta spiaccicata
Poster slavati
Semaforo spento
Zebrate sbiadite
Aiuola scarna
Ombrello divelto
Cigolio di cardini
Zerbino liso
Lume intermittente
Impronte melmose
Scalini concavi
Corrimano lucido
Puzza di muffa
Chiavistello arrugginito
Strattone alla porta
Luce fioca
Piatti sporchi
Pantofole sfondate
Tendina strappata
Gocce sulla finestra
Mezza boccia di rosso
Avanzi di frittata
Pane raffermo
Moka annerita
Doccia che perde
Dentifricio rappreso
Letto sfatto
Libro ingiallito
Falena che sbatte
Occhi pallati
Lucida insonnia
Spunta l'alba
È già lunedì

Cronaca nera


Il vero squallore sta da parte dei media nel dare in pasto al pubblico tragedie come se si trattasse di telenovelas.
E da parte del pubblico nel predarle come se fossero blocchi di carne gettati nella gabbia delle tigri.
Una cosa disgustosa. Sia da parte dei media sciacalli, sia da parte dei cittadini morbosi.
Porco mondo, che schifo.

Sveglia!


Non è che se scrivi "Sveglia!" alla fine della frase trasformi la cazzata che hai testé sparato in una genialità.
Resta una cazzata, seguita da "Sveglia!"
Quindi, facendo bene i conti, fanno due cazzate: 1) quella che hai scritto prima di "Sveglia!" e 2) "Sveglia!
P.S. Sveglia!

La truffa


Molta gente è convinta che una fresca ondata di scienza arrogante, gretto materialismo e freddo ateismo cerchi da qualche secolo in qua di spazzare via l'edificio nobile di una tradizione filosofico-religiosa che esiste da sempre, che è in un certo senso innata alla cultura europea. Forse addirittura alla natura umana. Mi riferisco ovviamente a tutte le correnti di pensiero ispirate all'idealismo, laiche o religiose che siano.
La vita, la nostra natura, quella che ci circonda, la voglia di realizzarci nel mondo che scopriamo attorno a noi: questo è il vero punto di partenza, l'impianto fisso su cui costruire qualsiasi struttura culturale. E lo stimolo a comprendere tutto ciò è il tipo di curiosità che ha guidato l'attività umana per decine e decine di migliaia di anni, fin da prima che si parlasse di scienza, materialismo o ateismo. Questa è la nostra vera tradizione.
Solo poco più di duemila anni fa sono iniziati i deliri (anche belli e interessanti, per carità) degli idealisti e dei loro vari spin-off mistico-metafisici. Ci hanno spiegato che tutto quel che vediamo e sentiamo non è reale, anzi è materiale immondo da cui tenersi alla larga. I sensi sono fallaci, l'universo va interpretato con la narrativa, o addirittura con la fantascienza. Le idee superiori sono tutto ciò che conta. Il cavallo idealizzato, che non vedrete mai, è più importante di quelli che vi è capitato di osservare dal vero: bellissimi, certo, ma insignificanti. E poi il corpo è pattume, mentre l'anima è sublime. La vita che conduciamo è spregevole, e per questo va vissuta nel disprezzo di sé stessi, nel senso di colpa, nel pentimento e nell'espiazione, possibilmente nei pressi di una caverna, a schernire i coglioni che si godono lo spettacolo delle ombre sul fondo, in attesa di quella, sublime e veritiera, che verrà dopo la morte, la quale non è quindi la fine bensì l'inizio della vera esistenza. 
Concezioni spirituali e antropologiche antichissime come quelle animistiche e dionisiache, ma anche politeistiche, che celebravano natura e vita, e che erano pienamente in linea con ciò che sentiamo e intuiamo, sono state sostituite da idee astratte, demiurghi, entità manichee. Tutta paccottiglia a cui la nostra mente fin da subito oppone i suoi legittimi dubbi. Dubbi che i cattivi maestri non sono mai stati in grado di dissipare con argomentazioni oneste, costretti sempre a rifugiarsi in risposte sleali, assurde e soprattutto non falsificabili, quindi intellettualmente meschine per definizione: la conoscenza superiore, gli spiriti sacri, la fede, i miracoli, i miti, il regno dei cieli, il giudizio universale.
Prendersela con scienza, ateismo e quant'altro è come notare il dito che punta alla luna. La verità l'abbiamo sempre osservata con i nostri occhi, ascoltata con le orecchie, toccata con le dita e respirata con il naso, e fino a quando Platone, o chi per esso, introdusse come nuovo paradigma l'idealismo, era stata nota a chiunque. Ed è una realtà bellissima, non qualcosa di cui diffidare.
Chi rigetta gli idealismi e i loro sviluppi, religiosi o filosofici che siano, cerca solo di capire questa realtà. Mettere in discussione sistemi idealistici è una normalissima conseguenza di questa nobile, antica, umana attività.
L'idealismo non ha subito un vile attacco alle spalle. È l'idealismo che ha aggredito la natura dell'uomo. E finalmente, dopo secoli bui, è arrivato qualcuno a vendicarla.
L'inganno era già stato esposto da Galileo Galilei, Giordano Bruno e altri poveracci emarginati, ingattabuiati o addirittura arsi sul rogo nei secoli. È stato infine demolito da Nietzsche con la trasvalutazione dei valori e frantumato da Popper con il principio della falsificazione.
È incredibile che sulla poltiglia che ne rimane scivoli ancora tanta gente.

L'acquario


Per quanto a chi sta sguazzando dentro a un acquario
si cerchi di spiegare che sta sguazzando dentro a un acquario,
questi non capirà che sta sguazzando dentro a un acquario,
proprio perché sta sguazzando dentro a un acquario.