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Evoluzionismo vs creazionismo: la complessità


Molti creazionisti sostengono che la complessità degli organismi avanzati è prova dell'esistenza di un creatore, perché solo una divinità potrebbe aver creato qualcosa di così complicato.
In realtà la complessità prova esattamente il contrario. L'evoluzione procede senza un piano, senza nemmeno un fine, per progressivi minuscoli passaggi di adattamento, nel corso di periodi di tempo lunghissimi, aggiungendo di volta in volta un tassello in maniera casuale, senza avere una direzione.
Proprio per questo solo l'evoluzione può arrivare a soluzioni così esageratamente complesse.
Se ci fosse stato un creatore le funzioni in natura sarebbero le stesse (o anche migliori), ma sarebbero eseguite tramite strutture e meccanismi molto più semplici.
La complessità tipica di alcune strutture della natura non può quindi essere utilizzata come prova conclusiva dell'ipotesi creazionista. 

Progressismo de noantri


Breve riflessione a proposito dei progressisti in Italia. Innanzitutto il nome. Li chiamo così per mancanza di un termine migliore: "sinistra", così come "destra", ormai rendono patetico chiunque li pronunci.
Il loro problema, perché è evidente che da qualche anno in qua hanno un problema, è in parte identitario e in parte di approccio.
In un mondo in cui la classe proletaria e operaia di una volta non esiste più, hanno dovuto, per loro stessa natura, identificare delle nuove battaglie, dei nuovi deboli i cui diritti vanno difesi.
Questa è la fonte del primo problema, perché questi gruppi di cui hanno preso le difese sono eterogenei, con istanze spesso in contrapposizione tra loro (ad esempio le minoranze gender e gli immigrati provenienti da luoghi con retroterra culturale estremamente tradizionalista e spesso bigotto), avversate persino dai loro elettori storici.
Io in realtà sono anche d'accordo su alcune loro posizioni. Innanzitutto perché spesso sono anti populiste, e questo già è un merito.
Non sono d'accordo invece sul metodo che adottano. E qui entra in gioco il secondo dei problemi a cui accennavo.
Non si possono forzare sulla società visioni che per quanto possano essere giuste sono comunque rivoluzionarie rispetto a modi di pensare antichi e radicati. Le persone vanno accompagnate verso la modernità con umiltà, comprensione, spiegazioni facili da afferrare. Non vanno insultate, disprezzate, snobbate e fatte sentire arretrate solo perché sono titubanti di fronte al cambiamento. Anche dove il cambiamento si rende necessario o è addirittura inevitabile.
Ho letto alcune reazioni di illustri intellettuali e artisti veneziani alla vittoria del candidato sindaco di "destra". Sproloqui superbi, disprezzo per la plebaglia, disinteresse per i problemi della gente comune da parte di chi non si rende conto di non avere gli stessi problemi di quelle persone non perché ha un'idea del mondo migliore, ma solo perché è privilegiato, e crede che quel privilegio durerà in eterno.
Non ci siamo. Se questo è il loro stile comunicativo, anzi il loro stesso manuale di condotta, finiranno per essere sempre più distaccati da un elettorato che fa fatica a capire di cosa stiano parlando. Anche quando in realtà stanno cercando di fare passare un messaggio giusto.

Venite, venite


Venite, venite,
io sono un muro
su cui qualcuno
ha dipinto un tunnel.
Venite, venite,
tirate dritto,
cadete nel tranello,
entrate in galleria!

A chi...


A chi non accudisce
la propria integrità,
sembrerà normale,
fors'anche virtuoso,
trasformare in falsità
una sgradita verità.
A chi invece coltiva
il seme dell'inganno,
naturale apparirà,
e magari pure scaltro,
un'opportuna falsità
tramutare in verità.

Una parola


Se quello che vuoi dire
puoi dirlo con una parola,
dillo con una parola.

Cognomi buffi

Ho un cognome particolare: Pulito. Fin dai tempi delle elementari ha sempre suscitato l'ilarità dei miei compagni, che bonariamente ci scherzavano su. Le loro battute non erano proprio ricercatissime (Sporco, Onto, bla-bla-bla...). Non mancò qualche eccezione: la più bella fu quella di uno spiritoso liceale di Piove di Sacco che durante la ricreazione mi chiamò "Rotowash" (nome di pulitrici industriali rese famose da un popolare spot che andava in onda nelle tv locali durante gli anni ottanta).
La migliore ironia sul nostro cognome però l'abbiamo sempre fatta noi stessi Pulito.
Una mia compagna di classe mi ricorda che, mentre eravamo in gita in Toscana o in Umbria, facevo il bulletto accanto ad un cartello che recitava: "Pulito è più bello!"
Un'altra volta ero al mare con mio fratello. Ci facemmo immortalare avvinghiati accanto ad un'insegna su cui stava scritto: "Tenere pulito in spiaggia!"
C'è anche una versione internazionale della satira. Quand'ero al liceo chiacchieravo sempre disturbando le lezioni. Una volta stavo rompendo le palle al prof di inglese, confabulando con un mio amico, che di cognome fa Righi. L'insegnante interruppe la spiegazione, attese che sulla classe calasse il silenzio, cominciò a scuotere la testa e ripeté come un mantra una battuta che divenne leggendaria: "Clean and Stripes, Clean and Stripes, Clean and Stripes...". Pulito e Righi, appunto.
Morale della favola: se avete un cognome buffo e ve ne crucciate, non disperate. La creatività, vostra o altrui, è sempre dietro l'angolo.